"Il Segno della Memoria" – Centenario del Sacello Ossario del Pasubio 1926–2026: la memoria del Pasubio torna a Schio

52 Via Pasubio Schio

Da venerdì 05 giugno 2026 a giovedì 03 dicembre 2026

L’evento si svolge dal 5 giugno 2026, ogni settimana il venerdì, sabato e domenica fino al 3 dicembre, 2026.

Il Sacello Ossario del Pasubio e l’Ossario del Pasubio: memoria, architettura e devozione

Il Sacello Ossario del Pasubio e l’Ossario del Pasubio rappresentano uno dei luoghi più significativi della memoria della Prima guerra mondiale in Italia. Dalle pagine fotografate emerge la storia di un progetto nato nel 1917 e sviluppato negli anni successivi per onorare i caduti del Pasubio e dell’intero fronte della Grande Guerra.

Le origini del progetto

L’idea del sacello ossario nacque nel 1917, quando i soldati italiani sopravvissuti alla Strafexpedition vollero costruire un’edicola in onore della Madonna Immacolata, con il permesso del vescovo di Vicenza Mons. Ferdinando Rodolfi. L’iniziativa si trasformò presto in un progetto più ampio, grazie alla costituzione di un comitato vicentino che maturò l’idea di edificare un sacrario-ossario sul Pasubio.

Tra i protagonisti di questa fase si distingue l’architetto Ferruccio Chemello, che lavorò gratuitamente per onorare la memoria del figlio Guido, tenente degli Alpini caduto sull’Ortigara nel 1917. Anche il generale Guglielmo Pecori Giraldi, comandante della 1ª Armata, ebbe un ruolo centrale nel sostegno all’impresa.

La scelta del luogo

Per individuare il punto adatto a realizzare il monumento, furono compiuti diversi sopralluoghi nel 1920. La scelta cadde sul Colle di Bellavista, nei pressi di Vicenza, a 1283 metri di altitudine. Il terreno fu acquistato dal Comune di Valli del Pasubio, e i lavori iniziarono sotto la direzione dell’architetto Chemello.

Prima di avviare la costruzione, fu necessario sistemare l’area con la realizzazione di una strada di collegamento con Pian delle Fugazze e con lo spianamento del colle destinato a ospitare le fondazioni. Queste opere preliminari mostrarono subito la complessità del progetto e il forte impegno richiesto per portarlo a termine.

Il Comitato diventa nazionale

Nel dicembre 1918 il comandante della Prima Armata, generale Pecori Giraldi, aderì all’impresa già in atto, facendo sì che il comitato diventasse nazionale. Il generale ne fu nominato presidente, mentre il vescovo assunse la vicepresidenza. Questo passaggio segnò un ampliamento del valore simbolico e istituzionale dell’opera, che da iniziativa locale divenne una memoria condivisa a livello nazionale.

I lavori e l’inaugurazione

La prima pietra fu posta il 1° luglio 1920 dall’arcivescovo di Trento, S. E. Monsignor Celestino Endrici, alla presenza di Pecori Giraldi. I lavori durarono sei anni, ostacolati dalle difficoltà del clima invernale e dalla complessa raccolta delle somme necessarie.

Nell’estate del 1921 la parte inferiore del sacrario poteva già accogliere le prime duemila salme di soldati caduti. Il sacrario fu inaugurato il 26 agosto 1926 alla presenza del re Vittorio Emanuele III e fu poi benedetto dal vescovo di Vicenza Monsignor Ferdinando Rodolfi. L’evento sancì ufficialmente la conclusione di una lunga fase di costruzione e il pieno compimento del monumento.

L’Ossario del Pasubio

L’Ossario del Pasubio custodisce le spoglie dei soldati caduti sul Pasubio della 1ª Armata e di alcuni militari dell’esercito austro-ungarico. Si tratta del primo sacrario edificato nei luoghi teatro della Grande Guerra e oggi è proprietà della Fondazione “3 Novembre 1918”, che lo gestisce dal 1926.

Nel centenario della Grande Guerra il sacrario è stato completamente restaurato, sia nelle strutture murarie esterne sia nel ciclo di affreschi dell’artista Tito Chini, che decorano l’interno. Questo intervento ha restituito al complesso il suo valore storico e artistico, oltre che commemorativo.

Arte e simboli

Le immagini mostrano anche alcuni elementi artistici e simbolici del complesso: la Madonna Immacolata in marmo bianco di Carrara, scolpita dall’artista vicentino Giuseppe Zanetti e posta sopra il tabernacolo della chiesa dell’Ossario, e la “Grata in bronzo”, opera dell’artista Umberto Bellotto, collocata con la cripta. Questi dettagli testimoniano come il sacrario non sia solo un luogo di sepoltura, ma anche uno spazio di fede e di rappresentazione artistica della memoria.

Le decorazioni, i ritratti dei protagonisti e gli ambienti interni contribuiscono a raccontare una storia di sacrificio, devozione e volontà collettiva. Il sacello e l’ossario uniscono così architettura, religione e ricordo storico in un unico complesso monumentale.

Un luogo di memoria

Il Sacello Ossario del Pasubio resta oggi un simbolo forte della memoria della Prima guerra mondiale. La sua storia nasce dal dolore dei caduti, ma anche dalla determinazione di famiglie, militari, ecclesiastici e cittadini che vollero costruire un segno duraturo di riconoscenza.

Visitare o studiare questo luogo significa confrontarsi con una pagina importante della storia italiana, in cui il paesaggio del Pasubio diventa il custode di una memoria collettiva ancora viva.