Chiesa Salesiani in Schio

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La foto documenta le feste che si celebrarono a Schio nel 1934 in occasione della canonizzazione di san Giovanni Bosco, celebrata a Roma da papa Pio XI l'1 aprile 1934. A Schio le feste si svolsero nel giugno successivo, quando, alla presenza del Vescovo di Vicenza, si inaugurò la statua lignea (scolpita da Romano Cremasco), che fu benedetta in Duomo e portata poi lungo le strade cittadine fino all'Oratorio. Qui vediamo il momento in cui il corteo si trova presso la chiesa di Sant'Antonio abate. Il carro con la scultura (in basso a sinistra) è accompagnato da una grande folla di fedeli, segno evidente del rapporto che i Salesiani - giunti a Schio una trentina d'anni prima - avevano stabilito con la città.



Il titolo di Maria, aiuto dei cristiani, era presente, fin dal XVI secolo, nelle litanie lauretane, ma la devozione a Maria ausiliatrice si propagò largamente dopo della vittoria dei cristiani contro i turchi, a Lepanto (1571) e a Vienna (1683). Pio VII, dopo la sua liberazione dalla prigionia napoleonica (1814), istituì la festa di Maria Ausiliatrice e fissò la data al 24 maggio. In tempi difficili per la Chiesa, s. Giovanni Bosco (1815-1888) divenne apostolo della devozione all'Ausiliatrice, cui , nel 1868, dedicò a Torino un tempio monumentale.

 

Benché l'oratorio salesiano sia stato dedicato a s. Luigi Gonzaga, nella cappella interna dell'Oratorio, fondata nel 1901, fin dagli inizi l'altare maggiore ospitò una statua dell'Ausiliatrice, venerata con particolare fervore e annualmente portata in una  processione, cui partecipano molti Scledensi.

 
 




Mons. Girolamo Tagliaferro (1887-1967) giunse a Schio nel marzo 1932, ultimo arci- prete dell'unica parrocchia di Schio. Aveva svolto il ministero pastorale in diocesi, e sul fronte orientale nella I guerra mondiale. Fra noi operò su piú fronti, ma predilesse soprattutto le attività formative, assistenziali e caritative, come dimostrarono le molte iniziative che realizzò. Fra esse meglio manifestò la sua grande carità e il suo spirito imprenditoriale l'opera delle Case Vincenziane, avviata nel 1952, per rispondere al problema degli alloggi popolari. La foto lo mostra nel gennaio 1954, durante la sosta della Madonna pellegrina a Schio, mentre accompagna in mezzo ai ragazzi la statua di Maria all'oratorio salesiano.



CAPPELLA DEI SALESIANI L'arrivo dei Salesiani a Schio si collega all'azione di mons. Francesco Panciera. Egli, infatti, assieme ad altri due sacerdoti di Schio, don Giuseppe Capovin e a mons. Alessandro Saccardo, raccolse l'eredità della «Congregazione di san Luigi», una associazione fondata nel 1835 per l'educazione della gioventù. Nel 1898, dopo aver superato non poche difficoltà, mons. Panciera ottenne dal beato Michele Rua la promessa che avrebbe inviato a Schio i reli-giosi di don Bosco. Ottenuto anche il consenso dell'Arciprete, il Panciera individuò in un vasto appezzamento di terreno, che apparteneva alla famiglia Garbin, il luogo adatto per la nuova fondazione. Il 20 gennaio 1899 Vittorio Emanuele Marzotto, dell'omonima industria vaidagnese, lo cedette a mons. Panciera, il quale, a sua volta lo intestò alla congregazione salesiana. Su questo terreno, su progetto dell'ing. Carlo Letter, tra il maggio 1899 e il luglio 1900 sorse il primo nucleo dell'Oratorio corrispondente alla zona dell'attuale cappella e del teatro. Qui, il 27 ottobre 1901, i primi quattro salesiani, sotto la guida di don Callisto Mander comincia-rono la loro azione. L'edificio, ben presto divenuto insufficiente, fu ampliato in diverse riprese. Nell'ottobre 1971, in occasione del settantesimo anniversario di fondazione, l'oratorio fu arricchito con la struttura del palazzetto dello sport «Don Bosco».

Fra le associazioni che nacquero nell'Oratorio, vanno ricordate squadre sportive (in primis il «Concordia calcio», nata nel 1919), compagnie filodrammatiche e il reparto Scout «Elia Dalla Costa» — oggi «Schio 1» —, fondato nel 1923 e ricostituito nel 1945. Centro del complesso dell'Oratorio, fin dalla fondazione, fu la cappella, alloggiata nell'ala a sinistra dell'ingresso. Si presenta oggi come un'aula luminosa, coperta da un soffitto leggermente convesso. Una zona lievemente rialzata segna lo spazio liturgico, dove hanno trovato posto il tabernacolo, l'altare e il leggio modellati in metallo dal trevigiano S. Benetton; un Crocifisso in legno (N. Sa-dei, 1985) la statua della Madonna ausiliatrice (R. Crema-sco, 1928) e, nell'incavo della parete a destra, la pala di San Giovanni Bosco, opera di A. Mattielli. Il Santo è qui rappresentato circondato da cinque giovani, fra i quali si riconoscono san Domenico Savio (a destra con l'aureola) e il beato Rua (dalla parte opposta col capo chino). Sulla parete di fondo, oltre al confessionale in metallo del Benet-ton, sono stati posti i tre pannelli, in legno intagliato e argentato, opera dello Stuflesser che decoravano l'altare del 1937. L'acquasantiera in metallo e anch'essa di Simon Benetton. 

(fonte:archivio del Duomo di Schio)